RSS

Putei Veci: il rugby di domani ha un cuore d’altri tempi

 

Che il campo sia coperto di neve, o che si soffochi a causa di un clima pressoché equatoriale, poco importa: al centro sportivo Umberto “Lollo” Levorato non si smette mai di giocare a rugby.

Ci si allena, si lavora sulla squadra, ci si prepara alla nuova stagione, ma soprattutto, oggi, si festeggia una grande vittoria, che va ben oltre l’importante risultato ottenuto nel Campionato Amatoriale Rugby Union del Nord Italia, dove i nostri hanno trionfato aggiudicandosi la finale contro la Stella Rossa di Milano.

Quest’oggi, un caldo sabato di luglio, i Putei Veci festeggiano i frutti della loro perseveranza, rimasta ferrea negli anni nonostante le insidie, culminata con l’opera di recupero di un vecchio stadio abbandonato nella periferia di Mestre, divenuto ora luogo vitale, perchè “qui si gioca a Rugby”, come recita lo slogan impresso su di uno striscione appeso in tribuna.

Con noi c’è Tommaso, uno dei Putei Veci, con cui abbiamo una piacevole chiacchierata.

Prima di parlare del campionato amatoriale da poco concluso, vorrei che tu presentassi la squadra ai nostri lettori, raccontandone la nascita e la storia.

I Putei Veci nascono un po’ per caso nel 2001 da quattro chiacchiere fatte fra vecchi compagni di squadra ai tempi delle giovanili del VeneziaMestre Rugby degli anni ’90. Della stragrande maggioranza di quell’infornata di rugbisti, molto pochi avevano continuato a calcare un campo da rugby, chi per studio o lavoro si era allontanato, chi per infortuni subiti aveva smesso e chi perché non rientrava nei piani societari. Parlando di quell’esperienza bellissima ci siamo accorti che avevamo bisogno di accorciare quel “fil rouge” che ancora ci legava l’un l’altro a questa disciplina, fino a ristringerci assieme attorno a quell’ovale che da troppo tempo mancava fra le nostre mani. Si è iniziato a ritrovarci qualche sabato pomeriggio all’anno al Parco Albanese di Mestre, e da subito si è capito che difficilmente ci si sarebbe persi di vista nuovamente. L’entusiasmo cresce, e il tam tam fra gli ex giocatori si diffonde. Gli appuntamenti si infittiscono e il numero delle persone che si trovano a giocare è sempre maggiore, raccogliendo anche neofiti e profani di questo sport grazie alla “vetrina” che dà giocare in un parco pubblico sotto gli occhi di decine di persone. Arriviamo al primo appuntamento ufficiale al quale i Putei Veci si iscrivono ed è la prima edizione del Barena Beach Rugby di Lido di Venezia. E’ il 2007, da questa data i Putei Veci Rugby iniziano un percorso di crescita e consapevolezza incredibile. I due anni successivi si arriva sempre al Beach del Lido di Venezia con ben due squadre e relative riserve. Nel 2009 il primo risultato ufficiale importante, usciamo vincitori dal Torneo di Viadana!

La voglia di stare assieme, condividere progetti e battersi per la nostra realtà ci porta alla ricerca di un campo dove poter allenarci con più metodo. Troviamo la disponibilità della parrocchia di Campalto che ci affitta a gettone il campo dietro la chiesa. Oltre a Cristiano Quttromani, allenatore di molti di noi nelle giovanili del VeneziaMestre, presente fin dall’inizio del progetto PVR, coinvolgiamo Pino Colonna, altra figura da sempre presente nel panorama rugbistico del nostro territorio, e Chiara, che ci fa da preparatrice atletica. Siamo al 2010 e le soddisfazioni crescono: una per tutte, la vittoria in un test match contro una squadra di serie C èlite del nostro territorio.

Alla luce di tutto ciò, il campo da calcio di Campalto inizia a starci stretto: ci manca il non avere le due H alle estremità del campo e, soprattutto, ci manca una club house.

 

Si arriva alla storia recentissima, si arriva al 2011. Quattro di noi si prendono l’onere e l’onore di rilevare un vecchio campo da calcio privato. Con la forza e l’entusiasmo di tutti, si passa l’estate, a cercare di dare dignità ad un terreno trascurato ed abbandonato da oltre due anni. Si dipinge, si fanno opere murarie, elettriche, idrauliche. La forza lavoro è esclusivamente nostra. Come è tutto nostro l’orgoglio che ci vede inaugurare il Campo il 22 settembre e intitolarlo ad Umberto “Lollo” Levorato, che a maggio dello stesso anno aveva deciso di passare la palla per l’ultima volta. All’inaugurazione, oltre alla famiglia Levorato, furono presenti i vertici del Benetton Rugby con il presidente Zatta ed una delegazione di giovani giocatori, ed inoltre il presidente del Rugby Riviera, poi Pasquale Presutti, allora allenatore del Petrarca, ed in rappresentanza del CIV il consigliere Sandor Peron.

“Alea iacta est”, è fatta: ci siamo rivelati, e siamo una realtà tangibile.

A supporto di ciò, e grazie all’entusiasmo di disporre di una struttura liberamente, gli allenamenti passano a tre a settimana. Cristiano Quattromani viene affiancato da alcuni di noi a supporto degli allenamenti e come preparatore atletico arriva Emiliano Codato che, grazie ai suoi celebri trascorsi da giocatore e al suo presente da preparatore, riesce ad ottimizzare al massimo preparazione fisica e tecnica.

Per dare ulteriore senso al tutto, in collaborazione con la Polisportiva Bissuola e Luigi Donadon, abbiamo  affiancato il progetto mini rugby, grazie al quale siamo riusciti a formare l’under 8, under 10 ed under 12. Questa ulteriore avventura ha avuto un successo incredibile, tanto che l’anno prossimo si arriverà ad avere anche l’under 14.

Il nome della squadra, “Putei Veci”, è frutto di mera goliardia, o cela un significato più profondo?

Il nome lo si deve a Francesco “Keko” Vianello, che con questo nome ha voluto rendere giustizia all’anagrafe di molti di noi, ma anche alla sete di giocare, mai doma, che solo un bambino può avere.

Con il  restauro degli impianti sportivi della Gazzera avete finalmente trovato un luogo stabile dove allenarvi e diffondere la disciplina del rugby.  Cosa vi ha spinto ad intitolare il vostro campo alla memoria di Umberto Levorato?

Molti di noi hanno avuto l’onore di conoscerlo sul campo in veste di “supervisore” al VeneziaMestre di fine anni ’90. Era sempre in campo con noi ragazzi, prodigo di suggerimenti tecnici e di aneddoti della sua immensa carriera sportiva. Lollo era un uomo col cuore ovale e con la sua semplice presenza, la sua voglia di veder crescere la passione per questo sport ha fatto più di mille campagne promozionali.

Francamente, senza la sua figura, i Putei Veci non ci sarebbero.

Spontanea è stata, quindi, la dedica del campo alla sua persona.

Mi pare di capire che il “Ghesbury Park” non sia solo un campo da gioco, ma qualcosa di più complesso, che vi sta molto a cuore.

Dici bene, il Ghesbury Park, oltre ad essere il nostro campo da gioco, è casa nostra. Una casa costruita con fondamenta indissolubili, fatte di amore ed entusiasmo infinito per questo sport che tanto ci ha dato e tanto ci sta dando.

Parliamo ora del campionato amatoriale. Immagino che la soddisfazione per il primo posto in classifica sia grande. Parlami di quest’esperienza.

E’ stata un’esperienza incredibile che va oltre il fatto di essere diventati “campioni”. Abbiamo partecipato da matricole a questa seconda edizione che ha visto partecipare dodici squadre provenienti da Veneto, Trentino, Emilia Romagna e Lombardia. Come livello tecnico si può paragonare il tutto ad una serie C, ma la cosa che mi preme di più dire è che l’entusiasmo e la voglia di tèssere amicizie e rapporti umani non ha paragoni in nessun’altra manifestazione alla quale ho partecipato. Si sta disegnando spontaneamente una ragnatela incredibile alla quale presto o tardi la FIR si vedrà “costretta” a riconoscere il movimento amatoriale. Se ciò non avverrà sarà solo per una miopia ostinata. Realtà come quella dei PVR, e come quella delle altre squadre che hanno partecipato al campionato, saranno il futuro del movimento rugbistico in Italia. Se non si rende accessibile questa disciplina al numero più alto di persone, curando solo l’orticello dei campionati federali, come si può pensare di allargare la base di consenso per uno sport come il nostro che fatica ad emergere? Dopo l’entrata nel Sei Nazioni c’è stato un boom di iscritti, ma poi la cosa è rimasta “sterile”, il movimento in termini assoluti è cresciuto, ma in termini qualitativi no, anzi è regredito, portando i club alla ricerca del risultato a tutti i costi, compromettendo gli equilibri economici di questi e perdendo, a volte per sempre, giocatori che non rientravano nei piani futuri. Non è come nel calcio che un campetto con le porte lo trovi ovunque e puoi continuare a “coltivare” la tua passione. Le realtà come la nostra danno spazio a gente che non trova spazio in club o più semplicemente a chi questo sport non lo conosce affatto!

Per inciso la prossima edizione del campionato amatoriale vedrà la partecipazione di ben 20 squadre.

Sbirciando nel vostro sito, alla voce “mini rugby”, leggo che i bambini, oltre ad allenarsi, fanno merenda tutti assieme, come si usava una volta. In un’epoca in cui molte “Club House” si sono trasformate in mere attività commerciali, voi optate per una conduzione familiare della vostra struttura. Una scelta coraggiosa…

E’ così, noi abbiamo sviluppato la nostra idea di rugby solo per la voglia di stare assieme, giocare e propagare il verbo della palla ovale. Lucrare su questo sarebbe una contraddizione assoluta, e iniziare a far capire questo ai bimbi è fondamentale per farli crescere affinché domani siano uomini di rugby e non semplicemente giocatori di rugby.

E’ tempo di pensare alla prossima stagione. So che ci sono molte novità, puoi raccontarci cosa bolle nella pentola dei Putei Veci? Rimarrete in ambito amatoriale, o state pensando ad una C2?

La pentola dei Putei Veci è più simile al calderone di Panoramix, dal quale vengono fuori sempre pozioni magiche. I progetti sono tanti e le ambizioni anche. Per fare una serie C avremmo i numeri e le qualità tali per poter onorare questo eventuale impegno ma, sinceramente, sarebbe prematuro per diversi aspetti, uno per tutti l’impegno che richiederebbe un campionato come quello di C porterebbe via risorse umane ai Putei Veci, i quali devono e dovranno restare sempre una squadra aperta a chiunque. Aspettiamo, quindi, ancora un po’ per quest’altra avventura.

Aspettiamo anche noi, allora, facendo il tifo per questa brillante realtà del rugby veneto, ricordando ai nostri lettori che potete trovare tutte le informazioni relative ai Putei Veci sul loro sito www.puteivecirugby.it.

 

Davide C. F.